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mau
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Inserito il - 31/03/2011 : 13:21:40  Mostra Profilo Invia a mau un Messaggio Privato
Dopo il vaffa, il giornale sulla testa. E' un'altra giornata di passione per Gianfranco Fini, che ieri è stato contestato duramente dal ministro della Difesa Ignazio La Russa, durante la discussione sulla prescrizione breve. E questa mattina, proprio a causa del voto sul verbale di quella seduta, ecco la nuova bagarre. Fini apre le votazioni, accorrono anche i ministri (trafelati, per l'occasione è stata sospesa la riunione del CdM sull'emergenza Lampedusa), le operazioni durano più del previsto (l'opposizione protesta) e alla fine finisce con un pareggio e la sconfitta del governo. Si dovrà rivotare un nuovo verbale, ma il problema non è solo questo. La maggioranza s'infuria con il presidente dell'Aula che non avrebbe fatto votare quattro ministri, tra cui Angelino Alfano. Il Guardasigilli, per stizza, getta in terra il suo tesserino di voto. Fini sospende la seduta e uscendo dall'aula viene colpito da un giornale lanciato da un deputato Pdl, tutto questo mentre dai banchi dell'opposizione si leva al suo indirizzo il coro "Dimissioni dimissioni". Non un buon viatico per la giornata che vedrà, oltre al proseguimento del dibattito sulla prescrizione breve, anche l'esame delle eventuali sanzioni disciplinari al ministro La Russa, rinviate da Fini alla Giunta della Camera, nel pomeriggio.

CRITICHE A GIANFRANCO - "Il presidente della Camera dovrebbe essere super partes. E invece oggi Fini mi ha tolto la parola per accelerare le votazioni - attacca il capogruppo della Lega alla Camera, Marco Reguzzoni -. Fini ha fatto finta di non vedere i quattro ministri che stavano votando non consentendogli di terminare la procedura del voto. Io non voglio fare polemiche, ma capisco che con questo atteggiamento di Fini gli animi si surriscaldino...". "Oggi - sottolinea invece Massimo Corsaro, vicepresidente dei deputati Pdl - è finita la storiella di Fini super partes. Quattro ministri, infatti, erano in Aula con la tessera inserita, ma non gli è stato consentito di votare".

"ALFANO, DIMETTITI" - Dopo La Russa, finisce nel mirino dell'opposizione Alfano. Anche al ministro della Giustizia vengono chieste le dimissioni immediate per il suo gesto di stizza. "E' stato un gesto irresponsabile, immorale, illegittimo da parte del portantino di Berlusconi - accusa il leader Idv Antonio Di Pietro davanti alle telecamere, mostrando tra le mani la tessera di Alfano -. Lo denuncerò al presidente della Camera per lo spregio e il disprezzo del ministro nei confronti del Parlamento". Disprezzo tale che, conclude Di Pietro, "mi fa chiedere le immediate dimissioni del ministro".

CLIMA INCANDESCENTE - Resta l'impressione di una Camera dove lavorare sarà molto difficile. E di confronto nemmeno a parlarne... "E' una situazione gravissima. Siamo alla crisi istituzionale - sostiene il deputato Repubblicano Giorgio La Malfa -. Ci vorrebbe un sussulto di dignità istituzionale perché uomini come Pera, Martino, Pisanu e Scajola non dovrebbero tacere di fronte a questa situazione". "In questo momento - conferma il governatore del Veneto Luca Zaia - c'è un clima pesante".


RICORDATEVI CHE SONO SOLO PREVISIONI LE CERTEZZE E GARANZIE LE LASCIAMO AI CIARLATANI.
GIOCATE CON MODERAZIONE.

mau
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Inserito il - 31/03/2011 : 13:26:46  Mostra Profilo Invia a mau un Messaggio Privato
Camera, nuova bagarre. Maggioranza battuta

Fini: Maroni riferisca sui fatti di piazza. Collegio questori deplora comportamento di La Russa

L'Aula della Camera respinge a parità di voti il processo verbale della seduta di ieri e scoppia la bagarre. Tanti ministri sono arrivati di corsa per votare ma i loro voti non sono bastati. La seduta è sospesa.
Quando Fini aveva aperto la votazione, ai banchi del governo con qualche sottosegretario c'erano solo i ministri Vito e Brunetta. La votazione resta aperta a lungo per permettere a tutti di votare; a un certo punto, di corsa, entrano in Aula i ministri Fitto, Gelmini, Romano, Romani, Meloni, Alfano e Prestigiacomo. All'opposizione che protesta per la lunghezza dell'apertura della votazione Fini obietta che "tutti i presenti in aula hanno diritto di votare".

Alla fine la votazione viene chiusa e il pari determina la bocciatura del verbale. Qui scoppia la bagarre. I ministri Prestigiacomo, Alfano e Brambilla si girano verso il presidente Fini con in mano le schede di votazione mentre dai banchi della sinistra gridano "Buffoni, buffoni". Dai banchi del Pdl parte un lancio di oggetti, vola un voluminoso fascicolo di emendamenti che non colpisce nessuno. Fini cerca di calmare i ministri, ma è inutile. Alfano lancia in aria la sua scheda, e Fini sospende la seduta. Dai banchi del Pdl gli gridano "Dimissioni, dimissioni", e mentre lascia l'Aula un deputato del Pdl gli tira un giornale che colpisce in pieno il presidente della Camera che punta con il dito il parlamentare.

Con la bocciatura del processo verbale viene dato mandato ai deputati segretari di stilarne uno nuovo, che deve essere nuovamente votato dall'Assemblea.

FINI, IERI INADEGUATO PRESIDIO FORZE ORDINE - Dalla riunione dei deputati questori della Camera con il questore di Roma "é emersa la difficoltà di assicurare un adeguato presidio per concomitanti esigenze di ordine pubblico e per una insufficiente informazione da parte dell'Autorità di pubblica sicurezza sulle problematiche dell'ordine pubblico nella seconda parte della giornata". Lo ha detto il presidente della Camera Gianfranco Fini riferendosi ai fatti di ieri in una relazione all'Assemblea. I questori, ha spiegato Fini, hanno chiesto al questore di Roma Francesco Tagliente di "garantire un più stretto collegamento con comando dei Carabinieri e l'Ispettorato di Polizia di Montecitorio, per contemperare le esigenze di ordine pubblico con il libero esercizio del mandato parlamentare e l'accesso alle sedi della Camera". Il ministro degli Interni Roberto Maroni dovrà riferire in aula su quanto avvenuto ieri fuori del palazzo della Camera.

COLLEGIO QUESTORI DEPLORA LA RUSSA PER IERI - Da parte del Collegio dei questori della Camera c'é stata una deplorazione nei confronti del comportamento tenuto ieri dal ministro della Difesa Ignazio La Russa. A renderlo noto è il presidente della Camera Gianfranco Fini nell'aula di Montecitorio.

FINI COLPITO DA GIORNALE LANCIATO DA PDL - Il presidente della Camera Gianfranco Fini è stato colpito alla testa da un giornale che gli è stato tirato addosso da un deputato del Pdl mentre lasciava l'Aula di Montecitorio dopo la bocciatura del processo verbale. Il giornale ha colpito in pieno il presidente della Camera, che ha individuato il "lanciatore", con il quale ha avuto uno scambio di battute. Nel frattempo, dai banchi del Pdl in tanti gridavano a Fini "Dimissioni, dimissioni".

ALFANO GETTA TESSERA CONTRO IDV. DI PIETRO, SI DIMETTA - Un gesto di stizza e il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, entra - dopo La Russa - nel mirino delle opposizioni. Alla chiusura del voto sul processo verbale Alfano, secondo quanto riferito dal leader dell'Idv, ha infatti gettato la sua tessera della Camera contro i banchi dell'Italia dei Valori. "E' stato un gesto irresponsabile, immorale, illegittimo da parte del portantino di Berlusconi", ha detto Di Pietro davanti alle telecamere e mostrando tra le mani la tessera di Alfano. "Lo denuncerò al presidente della Camera" aggiunge Di Pietro stigmatizzando "lo spregio e il disprezzo del ministro nei confronti del Parlamento". Disprezzo tale che, conclude Di Pietro, "mi fa chiedere le immediate dimissioni del ministro".
L'Ufficio di presidenza della Camera dovrebbe occuparsi anche dell'intemperanza del ministro della Giustizia che "ha scagliato il tesserino contro un esponente dell'opposizione" dopo il voto. A chiederlo è il capogruppo dell'Idv Massimo Donadi nell'Aula di Montecitorio. "Il suo - aggiunge - è stato un comportamento inqualificabile per il quale dovrebbe almeno chiedere scusa". Ma Donadi alza il tono della voce quando vede il Guardasigilli ridere: "Un ministro della Repubblica - grida il deputato - dovrebbe scusarsi invece di ridere della sua bravata come se nulla fosse". Ma Alfano resta al suo posto imperturbabile mentre i deputati della maggioranza protestano contro Donadi con cori di "buu! buuu!".

REGUZZONI, FINI SIA PRESIDENTE SUPER PARTES - "Il presidente della Camera dovrebbe essere super partes. E' invece oggi Fini mi ha tolto la parola per accelerare le votazioni. Io era andato dal segretario generale a dire che volevo parlare prima che lui aprisse le votazioni". Il capogruppo della Lega alla Camera, Marco Reguzzoni, commenta così il voto di oggi in Aula che ha visto il governo andare sotto. "Fini - aggiunge Reguzzoni -ha fatto finta di non vedere i quattro ministri che stavano votando non consentendogli di terminare la procedura del voto. Io non voglio fare polemiche, ma capisco che con questo atteggiamento di Fini gli animi si surriscaldino...".

CASINI,LA RUSSA DOVEVA CHIEDERE SCUSA - Occorre ristabilire un clima normale nel dibattito politico, e per favorire questo il primo passo doveva farlo il ministro La Russa, chiedendo scusa in aula per il suo comportamento di ieri. Lo ha detto il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini, parlando con i cronisti a Montecitorio. "Questo non è più un paese normale - ha detto Casini - visto che ieri Berlusconi di fronte all'emergenza di Lampedusa é andato lì per comprare casa, visto che il sottosegretario all'interno incaricato dell'immigrazione si dimette, e visto che il ministro La Russa manda a quel paese il presidente della Camera e un capo gruppo dell'opposizione". "Qui serve - ha proseguito - che ognuno si calmi e interpreti correttamente il proprio ruolo. Il ministro La Russa non può andare in mezzo ai manifestanti e poi venire in aula a sbraitare. Per ristabilire un clima di confronto mi sarei aspettato che oggi La Russa avesse detto in aula 'scusate, mi sono sbagliato', e a quel punto le opposizioni si sarebbero dovute interrogare se strumentalizzare o superare l'episodio di ieri. Io sono per il superamento - ha concluso Casini - però servono le scuse di La Russa".

SANZIONI LA RUSSA DOPO GIUNTA REGOLAMENTO - L'Ufficio di Presidenza della Camera ha rinviato una decisione sulla sanzione da irrogare al ministro della Difesa, Ignazio La Russa, per il suo comportamento di ieri in Aula dopo che la Giunta per il regolamento esprimerà in merito un parere. La Giunta è convocata per le ore 16. Questa decisione è stata assunta in quanto, viene spiegato, non esistono precedenti di sanzioni disciplinari irrogate a Montecitorio nei confronti di ministri.
L'unico membro del governo che fino ad oggi aveva ricevuto sanzioni per un suo comportamento alla Camera era stato il Verde Paolo Cento, al tempo dei fatti sottosegretario all'Economia. Tuttavia, non c'é analogia con La Russa: Cento era infatti solo sottosegretario ed aveva commesso i fatti per i quali era stato sanzionato non dai banchi del governo ma da quelli da deputato. In quel caso, ai colleghi della Lega che avevano innalzato un cartello con la scritta "Bertinotti l'Africano", contro l'allora presidente della Camera, Cento aveva risposto con un altro cartello, con su scritto "Fateve 'na canna''. L'ufficio di presidenza è riconvocato dopo che la Giunta per il Regolamento avrà espresso il proprio parere, presumibilmente intorno alle 18. A quel punto verranno visionati i filmati della seduta di ieri e i Questori avanzeranno una proposta di sanzioni, che potrebbero essere non solo per La Russa ma, spiega il vicepresidente Maurizio Lupi (Pdl), "anche per tutti gli altri che in Aula ieri hanno mantenuto il comportamento sconveniente a cui tutti abbiamo assistito". Inizialmente i Questori avevano proposto di far riunire nuovamente l'ufficio di presidenza martedì prossimo, ma l'opposizione ha chiesto ed ottenuto che tutto si facesse oggi.

FINI CHIEDERA' INFORMATIVA MINISTRO INTERNO - Il presidente della Camera chiederà al ministro dell'Interno di venire a riferire su quanto è avvenuto ieri pomeriggio davanti a Montecitorio, quando i manifestanti sono letteralmente arrivati a un passo dal portone dell'ingresso principale: Gianfranco Fini ha accolto la richiesta in tal senso avanzata oggi nell'ufficio di presidenza della Camera. L'unico precedente di manifestanti arrivati così vicini all'ingresso della Camera risale al 1992; si trattava di una manifestazione di giovani di destra, e in quel caso l'allora ministro dell'Interno Nicola Mancino venne a riferire a Montecitorio.

E' CAOS FUORI E DENTRO CAMERA, INSULTI LA RUSSA-FINI
di Cristina Ferrulli
E' caos, fuori e dentro Montecitorio, sul processo breve. La tensione, già alta fin dal mattino quando la maggioranza decide di accelerare sul processo breve chiedendo l'inversione del ordine del giorno, si alza nel pomeriggio: fuori dal Palazzo qualche centinaio di persone, spintesi davanti al portone, lanciano insulti e qualche monetina al ministro Ignazio La Russa. Dentro l'aula è sempre il ministro della Difesa il protagonista di uno scontro con il presidente della Camera Gianfranco Fini, finito con un 'vaffanculo' di La Russa e la sospensione della seduta. Per alzare il livello dello scontro contro "il colpo di mano" della maggioranza, il Pd convoca per il pomeriggio un presidio davanti alla Camera. Escluso l'Aventino, oggetto anche di un diverbio in Aula tra la 'pasionaria' Rosy Bindi e il più moderato Massimo D'Alema, il Pd chiama a raccolta nel pomeriggio i militanti perché, assicura il segretario Pd Pier Luigi Bersani in un'arringa improvvisata su una scaletta, "daremo battaglia dentro e fuori Montecitorio". Di solito tenuta oltre le transenne, la folla, qualche centinaio di persone, riesce a raggiungere il portone di Montecitorio, gridando 'vergogna, vergogna, mafiosi' e cantando 'bella ciao'. I decibel aumentano, insieme ai fischi e al lancio di qualche moneta, quando il ministro della Difesa prima fa capolino fuori dal portone e poi si avvicina ai manifestanti. Poco dopo la bagarre esplode anche in Aula. Il capogruppo Pd Dario Franceschini chiede chiarimenti sul fatto che i manifestanti si siano spinti fino al portone e "come mai il ministro La Russa, volto molto televisivo, abbia deciso di uscire proprio dal portone principale".

A quel punto il ministro perde la pazienza: "Voi - dice rivolto ai banchi del Pd - siete complici dei manifestanti, più violenti di loro. Vi do un'ulteriore notizia: mi è venuta di fronte una persona in modo minaccioso, l'ho riconosciuta, si tratta dell'organizzatore di fischi contro Berlusconi il giorno delle celebrazioni per i 150 anni dell'Unità d'Italia". Fini lo invita per due volte ad un "atteggiamento rispettoso" ma il ministro non accenna a calmarsi e, levando il braccio in aula, esclama: "ma vaffa...". "Non le consento di offendere la presidenza della Camera", afferma al microfono il presidente della Camera prima di sospendere la seduta. Poi, lasciando l'Aula, sibila: "Curatelo". Finiti i lavori, La Russa chiarisce, prima con i giornalisti e poi scusandosi con una telefonata, che l'insulto non era rivolto al presidente della Camera ma a Franceschini. Scuse che Fini rispedisce al mittente: "non è stata una offesa alla persona ma all'istituzione" scandisce il presidente della Camera. Ma certo la reazione del ministro non è piaciuta nemmeno ai suoi: Claudio Scajola glielo dice apertamente mentre poco dopo alla buvette il deputato Osvaldo Napoli commenta con i giornalisti che un'uscita del genere "ci fa perdere 5 punti nei sondaggi".

Intanto Fini ha incaricato i questori della Camera di preparare una relazione su quanto accaduto dentro e fuori dall'Aula e, per questo motivo, i questori di Montecitorio hanno incontrato alla Camera il Questore di Roma Francesco Tagliente per avere un quadro preciso della situazione. Domani la relazione sarà sul tavolo dell'Ufficio di presidenza.


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